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Livorno

Dalle origini ai Medici.
La prima testimonianza storica relativa a Licorno risale al IX secolo,quando l’insediamento non era altro che una frazione del Porto Pisano.Il suo sviluppo iniziò alla fine del XIII secolo,quando in seguito agli statuti di Pisa del 1284 venne stabilito che il capitano del porto dovesse risiedere a Livorno.Gli stessi statuti,al fine di popolare il borgo portuale,disposero particolari facilitazioni doganali e privilegi a tutti coloro i quali,entro i dieci anni successivi,avessero deciso di fissare la propria dimora e attività a Livorno.Ma nell’Agosto del 1284 Pisa e Livorno vennero attaccate dai Genovesi e dai Lucchesi,che arrecarono moltissimi danni alle torri e al castello di Livorno.Siglata la pace nel 1299,cominciò il periodo della ricostruzione,che culminò con la fortificazione del porto di Livorno.Indissolubilmente legata a Pisa,Livorno ne subì le medesime sorti.In seguito all’uccisione di Pietro Gambacorta nel 1392,signore di Pisa dall 1370,la città ed il suo porto passarono per alcuni anni sotto il dominio del Duca di Milano Gian Galeazzo Visconti.Pisa riuscì a ribellarsi al dominio visconteo nel 1405,ma l’anno successivo dovette arrendersi ad un nuovo nemico:Firenze.Livorno nel frattempo era passata sotto il governo di Genova,che durò fino al 1421,quando i genovesi si decisero ad acconsentire alla reiterata richiesta di Firenze di acquistare Livorno.Il Doge Tommaso Fregoso,trovandosi in bisogno di denaro per difendere la Repubblica di Genova dall’esercito milanese,vendette Livorno a Firenze nel Giugno del 1421 per 100.000 fiorini d’oro.Per la Repubblica Fiorentina l’acquisto di Livorno significò poter disporre di un porto proprio per quei commerci internazionali per i quali Firenze era ormai da tempo famosa.Esattamente come aveva fatto Pisa nel 1284,anche Firenze decise di facilitare il popolamento di Livorno.Molti artigiani fiorentini vi si stabilirono per costruire le galere volute dalla repubblica per il trasporto delle merci.
1200 fiorini l’anno vennero stanziati per la costruzione di una galera ogni sei mesi.La repubblica inoltre decise di mantenere a Livorno tutta una serie di agevolazioni fiscali per permettere lo sviluppo della città portuale che in seguito all’insabbiamento del porto di Pisa ben presto divenne il primo scalo marittimo della Toscana.Ma è con la salita dei Medici al potere che la storia di Livorno visse una vera e propria svolta.Già agli inizi del Cinquecento il cardinale Giulio de’ Medici,salito poi al soglio pontificio nel 1523 con il nome di Papa Clemente VII,ordinò ad Antonio da Sangallo il Vecchio il disegno per una fortezza difensiva.Non sono certe le date di costruzione di quella che oggi viene detta la Fortezza Vecchia:secondo alcuni storici infatti l’edificio difensivo venne eretto tra il 1521 e il 1524,mentre secondo altri i lavori andarono avanti fino a dopo il 1530.E’ invece sicuro che il Sangallo inglobò nella fortezza alcune strutture preesistenti come la torre di Matilde e la “quadratura dei pisani”.

Livorno sotto il Granducato di Toscana.
Il primo granduca di Toscana,Cosimo I,nel 1548 emise una legge con la quale veniva concesso a qualunque persona che decidesse di stabilirsi a Livorno,l’annullamento di ogni debito contratto in precedenza.La legge fece sì che già alla metà del Cinquecento Livorno iniziasse a conoscere quel fenomeno di immigrazione destinato a farsi sempre più consistente con le leggi del 1593.Cosimo I inoltre ordinò a Giorgio Vasari un progetto per la costruzione del nuovo molo,e nel frattempo pensò a fortificare ulteriormente la città che continuava a crescere in importanza.Una volta morto Cosimo I,il figlio Francesco ne continuò l’opera,rivolgendosi all’architetto Bernardo Buontalenti per il disegno di una nuova Livorno,una sorta di città fortezza con il Duomo al suo centro.Il 28 Marzo 1577 lo stesso Francesco I,nel corso di una solenne cerimonia,pose la prima pietra delle nuove mura di Livorno.Il Granduca Mediceo che tuttavia legò più di altri il proprio nome alla città di Livorno fu Ferdinando I,fratello di Francesco I e salito al potere nel 1587. Fu ordinando infatti a Realizzare il progetto del Buontalenti. Livorno divenne dunque una città con solide mura circondate da un canale navigabile,ricca di palazzi,magazzini,caserme e dogane.Un altro canale navigabile unì Livorno a Pisa.Ma ciò che più di tutto contribuì al rapido sviluppo della città portuale fù la pubblicazione.il 10 Giugno del 1593,delle famose “leggi Livornine” a favore dei mercanti di ogni luogo e di ogni religione.In pratica si trattava di un vero e proprio indulto con il quale si favoriva il
Popolamento della città,dando asilo politico a tutti coloro che intendessero stabilirsi a Livorno ed aprirvi un’attività.La legge favorì in modo particolare gli Ebrei,che approdarono nel porto toscano un po’ da tutti i paesi Europei.Nel 1606,tre anni prima di morire,Ferdinando I volle coronare la sua opera innalzando Livorno all’onore di città.Il figlio di Ferdinando,Cosimo II,si trovò dunque ad amministrare una città assai fiorente,ricca di artigiani e mercanti,dove si incrociavano razze e culture molto diverse tra loro.Livorno,nel XVII secolo,rappresentò un raro esempio di convivenza tra tanti popoli e alla fine del 1700 era già divenuta la seconda città della Toscana con 80.000 abitanti (Firenze ne aveva 100.000).Sotto Cosimo II venne realizzato il Porto Mediceo,e la città venne dichiarata porto franco.

Livorno oggi.
Con Cosimo II si chiude il periodo di massimo sviluppo di Livorno,che comunque continuò a veder prosperare i propri commerci.Nessuno dei granduchi successivi tolse infatti alla città i privilegi doganali che le avevano permesso quella rapida evoluzione. Con l’annessione del Granducato di Toscana al Regno d’Italia,Livorno conobbe un nuovo sviluppo,non più legato soltanto al porto commerciale,ma anche ad alcune attività industriali ad esso collegate.
Ai cantieri navali piano piano si aggiunsero altre attività industriali (chimica,petrolchimica,metalmeccanica,conservazione del pesce) che oggi fanno di Livorno un centro moderno e molto attivo.Anche l’attività turistica nacque alla fine dell’Ottocento,trasformando Livorno in una stazione balneare molto ambita e rinomata già agli inizi del nostro secolo.La città conobbe anche un’importante stagione culturale,animata da scrittori come
Marrani,pittori come Fattori e Modiglioni e musicisti come Pietro Ma scagni,tutti di nascita livornese.
La seconda guerra mondiale causò numerosi danni a Livorno,che pure seppe riprendersi con rapidità.Oggi la città conta più di 170.000 abitanti,e la provincia,che si estende tutta lungo la costa,abbraccia 20 Comuni.Ben cinque delle sette isole che formano l’arcipelago toscan0 sono inoltre in provincia di Livorno:Gorgonia,Capraia,Elba,Pianosa e Montecristo.

ARTE
Chiese e palazzi
Il centro dell’antica città disegnata dal Buontalenti è rappresentato da Piazza Grande,dove si affaccia il Duomo dedicato a San Francesco ed eretto tra il 1594 e il 1606 su disegno di Alessandro Pieroni.Il duomo venne poi ampliato nel corso del 1700.I bombardamenti della seconda guerra mondiale procurarono danni ingenti al Duomo Livornese,che è stato poi ricostruito secondo le linee originali.L’interno è a croce latina ad unica navata,e vi si conservano pregevoli opere,come l’Assunta del Passignano e san Francesco che riceve il Bambino da Maria dell’Empoli.A destra dell’ingresso invece si ammira il monumento al marchese Marco Alessandro del Borro,opera dell’artista fiorentino Giovan Battista Foggini.Piazza Grande è stata completamente ricostruita dopo l’ultimo conflitto mondiale,e pertanto i palazzi che vi si affacciano sono tutti d’impronta moderna.Dietro al Palazzo Grande,che si trova di fronte al Duomo,si apre il largo Municipio con il Palazzo Comunale eretto nel 1720 su disegno di Giovanni del Fantasia.All’interno dell’edificio si conserva un bel dipinto del Sustermans,che ritrae il granduca Ferdinando II nell’atto di ricevere i mercanti.Imboccando la Via S. Giovanni si arriva alla chiesa omonima originaria del Duecento ed ampliata nel 1624.Non lontano dalla chiesa di San Giovanni Battista si trova il tempio intitolato a Santa Caterina,anch’esso opera settecentesca di Giovanni del fantasia con all’interno l’incoronazione della Vergine di Giorgio Vasari.Ancora al oggini si deve invece il disegno della chiesa di San Ferdinando,detta anche della Crocetta,costruita tra il 1707 e il 1714.Senza dubbio si tratta di una delle chiese più interessanti della città con bellissime opere di Giovanni Baratta all’interno.All’angolo tra via Grande e piazza Guerrazzi si trova il palazzo del Picchetto,un bell’edificio del 1707 eretto per usi militari.Non distante si incontra il Costernino,ossia l’edificio dove veniva regolata la distribuzione dell’acqua.Il Costernino è opera di impianto neoclassico disegnata da Pasquale Poccianti nel 1842.Pochi anni prima,tra il 1829 e il 1832,lo stesso Poccianti aveva realizzato il Cisternone,vale a dire il serbatoio dell’acquedotto.Nei pressi del Cisternone si trova il palazzo De Larderel,fatto erigere in pure linee neoclassiche nel 18321850,dall’industriale De Larderel.
Poco a sud di Livorno si trova il Santuario della Madonna di Montenero,eretto nel XVI secolo su un colle al posto di un preesistente oratorio.Secondo la leggenda,nel 1345 un’immagine della Madonna arrivò all’Ardenza dall’isola Eubea.L’immagine venne portata da alcuni eremiti sul colle e racchiusa dentro un oratorio.Ben presto la fama dei miracoli della Madonna di Montenero si sparse lungo la costa tirrenica,e il santuario divenne meta di pellegrinaggi.Alle pareti della sagrestia si trovano moltissimi ex voto che testimoniano il vero e proprio culto che nei secoli si è sviluppato intorno alla Madonna di Montenero.

La città medicea
Il cuore della città antica è il Duomo,voluto da Bernardo Buontalenti al centro di quel pentagono di mura che circondava la Livorno del Rinascimento.Il Fosso Reale delimita l’antico centro a sud,mentre a nord-ovest e a nord-est si trovano rispettivamente la Fortezza Vecchia e la Fortezza Nuova.Voluta dal Duca Alessandro De’ Medici la Fortezza Vecchia venne disegnata da Antonio da Sangallo.I lavori per la costruzione della Fortezza iniziarono nel 1531 e si protrassero fino al 1537.La fortezza ha un perimetro murario di 500 metri e tre bastioni.Su uno dei due portali d’ingresso si trova lo stemma del Duca Alessandro.La Fortezza Nuova invece venne eretta nel 1590,sotto il granduca Ferdinando I,su disegno di Giovanni dei Medici,Vincenzo Bonanni e Bernardo Buontalenti.In origine,le due fortezze erano unite da una cortina che venne abbattuta nel corso del XVII secolo per dare spazio ai quartieri di Venezia Nuova e San Marco,i più caratteristici della città.Immediatamente a sud della Fortezza Vecchia si apre il Porto Mediceo,con la vecchia darsena,il Fortino della Sassaia e il Molo Mediceo.Da quest’ultimo si raggiunge la Torre del fanale,eretta la prima volta nel XVI secolo e distrutta nel corso del secondo conflitto mondiale.La torre è stata poi ricostruita nel 1955 secondo le linee originarie.Alla sua base si trovano i resti del lazzaretto voluto da Francesco I nel 1582.
Sul fianco orientale della Vecchia Darsena- si apre piazza Giuseppe Micheli.E’ qui che nel 1607 venne eretto quello che è poi divenuto il gruppo scultoreo simbolo di Livorno:il Monumento a Ferdinando I,detto anche dei Quattro Mori.Si tratta di una statua del Granduca con l’uniforme dei Cavalieri di Santo Stefano scolpita da Giovanni Bandini e posta su uno zoccolo intorno al al quale si trovano quattro mori incatenati,fusi da da Pietro Tacca e aggiunti al monumento in un secondo tempo.I quattro schiavi turchi furono fusi con i cannoni presi agli arabi e ai turchi vinti dai soldati del granducato durante l’ardita spedizione del 1607 voluta proprio da Ferdinando I per conquistare la città di Ippona.

I Macchiaioli e il museo Giovanni Fattori.
Intorno alla metà del secolo scorso,a Firenze si formò il più importante e costruttivo movimento artistico dell’Ottocento italiano,quello dei Macchiaioli.La scuola dei macchiaioli nacque in contrapposizione e contrasto all’accademismo che aveva caratterizzato la prima metà del secolo con i suoi “quadri Storici” . La teoria che fù alla base di questo movimento pittorico era quella della “macchia”,che cronologicamente precede l’impressionismo francese e che per alcuni aspetti vi si avvicina.I macchiaioli ritenevano che il pittore dovesse rendere esattamente ciò che l’occhio umano percepisce,ossia macchie colorate di luce e di ombra.Il maggiore rappresentante del movimento dei macchiaioli fù il pittore Giovanni Fattori,nato a Livorno nel 1825.E proprio al più importante esponente della “macchia” Livorno ha intitolato un museo.Il museo Civico Giovanni Fattori si trova all’interno del parco di villa Fabbricotti,in una palazzina ottocentesca.Il museo conserva una collezione di dipinti di Fattori tra i quali “Pagliaio,I buoi,Antignano,Sulla spiaggia,Torre rossa,Butteri,Battaglia di san Martino,La signora Martelli,Ritratto della Moglie “. Il Museo Civico possiede alcune opere antiche come la Madonna col Bambino attribuita a Sandro Botticelli e la Crocifissione di Neri di Bicci.

Museo Civico Giovanni Fattori

Villa Mimbelli
Via San Jacopo in Acquaviva
Telefono 0586.808001 - 804847
L'importante raccolta di dipinti di Giovanni Fattori e di altri macchaioli e post macchiaioli conservata a Livorno - che di Fattori fu la città natale - ha ricevuto una sistemazione razionale e una degna collocazione nella prestigiosa Villa Mimbelli.
Nelle belle sale della Villa, realizzata nel 1865 su progetto dell'architetto Giuseppe Micheli e recentemente restaurata, la collezione civica e' stata riordinata secondo un preciso criteriostorico-artistico e arricchita da un nuovo gruppo di interessanti opere sinora conservate nei depositi.
Nel complesso si sono potute disporre sui tre piani della villacecentotrentasei opere sinora conservate nei depositi.Oltre ai dipinti di Fattori ,che costituiscono la parte piu' riccae pregevole della raccolta,il nuovo Museo offre al pubblico e aglistudiosi la possibilita' di apprezzare famose e importanti operedi pittori ,quali, Silvestro Lega, Cesare e Giovanni Bartolena, i Tommasi, Vittorio Corcos, Michele Gordigiani, Leonetto Cappiello, ed altri, che hanno caratterizzato le vicende artistiche italianea cavallo tra ottocento e novecento

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